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Domenica 7 Maggio: Festa della Madonna nera del Sacro Monte, un rito che si perde nella notte dei tempi

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Domenica  7 maggio 2017: come ogni anno, da 800 anni, qui c'è il cuore della gente.

Ha origini lontane il culto alla Madonna Nera di Viggiano incoronata "Patrona e Regina delle genti lucane" da San Giovanni Paolo II il 28 aprile 1991.

Da secoli e secoli ogni prima domenica di maggio la Madonna Nera di Viggiano, Patrona e Regina delle Genti Lucane, ascende al suo Sacro Monte. Qualcuno dice che la sua presenza aleggiasse già nelle città romane di Grumentum e Venusia durante le prime predicazioni evangeliche, ma molto probabilmente il suo culto risale all'arrivo dei monaci basiliani dall'Oriente, ecco il perché del suo volto olivastro.

Pare che la prima volta che la Statua venne portata in cima ai 1725 metri del monte di Viggiano fu per sfuggire al «barbaro furore» dei Saraceni, intorno all'anno Mille. Dopo qualche lustro – ormai c'erano i Normanni – la Statua fu ritrovata da alcuni pastori grazie alla regolare apparizione di certi strani fuochi in un determinato luogo e fu riportata in paese, collocandola in una cappella che venne, poi, ampliata e trasformata nel sontuoso Santuario urbano di oggi, orgoglio della Lucania tutta.

Contemporaneamente, anche nel luogo del ritrovamento, sulla sommità del Monte (detto, poi, "sacro"), veniva eretta una Cappella, dove la statua veniva portata ogni prima domenica di maggio e da cui veniva ripresa ogni prima domenica di settembre. La Madonna stessa, attraverso frequenti prodigi, aveva dimostrato di voler stare con la sua gente sia durante l'estate, nei campi e sui monti, per i lavori della pastorizia e dell'agricoltura, sia durante l'inverno, quando essa si ritirava in paese a causa del tempo poco favorevole.

maggio salita  al monte di viggianoNacque, così, l'abitudine di accompagnare, la prima domenica di maggio, la statua della Madonna Nera (racchiusa nel suo prezioso scrigno) verso la "dimora estiva", nella Cappella a 1700 m di altitudine. Durante la faticosa ascesa, i pellegrini, cantando e pregando, nonostante una strada moderna permetta di arrivare in pullman o in auto non lontanissimo dal Santuario, ascendono a piedi, spesso scalzi, recando sul capo trofei di fiori e candele, elevando canti, suppliche e ringraziamenti alla Madonna nera.

Il pellegrinaggio al monte ha un preludio il sabato sera, quando – al suono della banda cittadina e tra i colori di splendidi fuochi artificiali – la Statua viene traslata dalla Basilica alla cappella di San Sebastiano, nella piazza principale. Nel cuore della notte un flusso composto e ininterrotto di fedeli attende il proprio turno per toccare la bacheca in cui è custodita la Statua (l'aspetto attuale, completamente ricoperta d'oro e molto somigliante alla Madonna di Monserrat, lo si deve all'intervento voluto dagli Spagnoli nel XVII secolo), mandarle baci e invocazioni.
La veglia dura fino alle 6 del mattino seguente quando in piazza viene celebrata la messa, con la quale si dà il via al lungo cammino. L'arrivo in cima è previsto per le 13, dopo una sosta alla Piana Bonocore in cui, alle 11, viene celebrata un'altra messa sui prati. Il parroco intona canti e preghiere, gruppi di dodici portatori si alternano al trasporto della grande Statua tra continui applausi di incoraggiamento e suoni di zampogne e ciaramelle. La strada è ripida, i chilometri sono tanti, lo sforzo è notevole anche per coloro che semplicemente seguono in processione: è un atto di fede, ma anche una prova fisica, «una esperienza rituale ritenuta capace di mettere alla prova le persone e di cambiarle» che va conclusa con tre giri devozionali intorno al piccolo santuario montano di cui bisogna baciare i quattro angoli perimetrali esterni, come a circondare per proteggere e a scongiurare l'invasione del male attraverso le giunture, che rappresentano i punti più sensibili di ogni struttura.

Il fascino della montagna; l'asprezza del sentiero che mena alla cappella; il silenzio magico dei boschi, interrotto soltanto dal cinguettio degli uccelli; l'estensione surreale del panorama;l'aria sempre fresca e frizzante, conferiscono all'esperienza dell'ascesa al Monte un carattere naturalmente religioso, favorendo, anche nel cuore dello scettico, la possibilità di scorgere Dio nella bellezza delle cose create.

L'ascensione alla montagna è l'occasione in cui l'intera comunità si ritrova insieme in un giorno speciale e in un luogo dalla grande valenza simbolica: dall'alto del Sacro Monte la Madonna osserva i suoi fedeli, protegge i loro campi e le loro case; da lassù guarda così lontano che forse riesce a seguire anche gli emigranti e i vecchi suonatori d'arpa viggianese.

 

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